30 Agosto 2017

La madre si oppone ingiustificatamente alle
vaccinazioni del figlio? Al padre spetta la decisione

Corte d’Appello, Napoli, decreto 30/08/2017

Deve essere affievolita la responsabilità genitoriale della madre che si
opponga ingiustificatamente alla somministrazione in favore del figlio di
dosi di vaccino esavalente e trivalente; conseguentemente, spettando
l’ultima decisione al padre (sotto la sua responsabilità), questi ha facoltà
di sottoporre il bambino alle vaccinazioni anche senza il consenso della
madre, così come, ha facoltà di rimandarle ovvero di cambiare idea.
Corte d’Appello Napoli, sez. famiglia, decreto 30 agosto 2017
Il Tribunale per i minorenni di Napoli, provvedendo su ricorso di D.S.F.,
padre del minore D.S.M., ai sensi degli artt. 333 e 336 c.c., ha disposto,
all’esito di CTU, l’affievolimento della responsabilità genitoriale di M.R.,
madre del bambino (di circa sette anni) relativamente
alla somministrazione delle ulteriori dosi vaccinali (esavalente e
trivalente).
M.R. ha proposto reclamo.
Si è costituita l’avv. F.M.C., quale curatore speciale del minore, per
chiedere il rigetto del reclamo.

La reclamante M.R. riferisce che il figlio D.S.M. è nato perfettamente
sano e ha presentato una crescita regolare sia dal punto di vista fisico che
psicomotorio.
Tuttavia, all’attualità, il bambino è affetto da “problematiche
neurologiche ad eziologia incerta” – come rilevato dalla dr.ssa L.,
consulente di parte della M.R., e proprio in occasione della
somministrazione di vaccini, ben 21 in un arco temporale di 17 mesi, ha
mostrato chiare reazioni avverse, analiticamente indicate nel reclamo,
protrattesi per diversi giorni, senza che fossero testati “né gli indicatori di
danno del sistema nervoso (LDH, neopterine, alanina, anticorpi contro la
mielina e le proteine gliali), né il quadro EEGrafico, né le risposte
sierologiche ai tanti vaccini ricevuti né l’assetto immunologico del
bambino né fatte indagini virologiche su sangue né liquor e nemmeno
ricercati su sangue”. Sicché, “indisturbata, l’encefalopatia,
verosimilmente innescata dalla amplificazione della risposta
immunologica e infiammatoria ai vaccini iniettati, progredì danneggiando
profondamente l’organismo di D.S.M.”.
La reclamante, dichiara che “non sa (…) se la causa della patologia del
bambino sia o meno ascrivibile ad un vaccino, ma avendo letto le
controindicazioni dei vaccini nei casi di malattie neuro metaboliche, ha
semplicemente chiesto al marito separato di procrastinare la
somministrazione delle ulteriori dosi di vaccini all’esito di esami di
laboratorio sul minore”.
Assume in definitiva la M.R. che, nel caso di D.S.M., i rischi legati alla
somministrazione dei vaccini sono maggiori dei potenziali benefici.
La Corte di Appello di Napoli, nel rigettare il ricorso, ha richiamato le
conclusioni assunte dal C.T.U. all’esito del giudizio di primo grado.
In particolare, nella relazione peritale si è evidenziato che «Non si ravvisa
alcun elemento clinico che, alla luce delle evidenze riportate in letteratura
internazionale, controindichi il prosieguo delle somministrazioni delle

ulteriori dosi vaccinali, tenuto altresì conto di quanto illustrato nel piano
nazionale prevenzione vaccinale allegato al parere del Consiglio
Superiore di Sanità del 9 giugno 2015. In particolare si sottolinea che:
a) la comunità scientifica internazionale pediatrica non ha evidenziato
alcun nesso tra vaccinazioni e disturbi neurologici, con particolare
riferimento per i disordini dello spettro autistico, peraltro non presentati al
momento dal piccolo D.S.M. È stato ben documentato che i dati in
supporto di tale nesso causale erano dimostratamente contraffatti;
b) non è stata documentata alcuna reazione avversa al di fuori
dell’ordinario (modico rialzo febbrile in assenza di segni obiettivi
neurologici) alle somministrazioni delle dosi vaccinali sinora
somministrate;
c) il piccolo D.S.M. risulta essere perfettamente responsivo agli antigeni
“non-self” come dimostrato dai tioli anticorpali positivi, incluso il titolo
anti-HBsAg.
Tale dato permette di escludere con certezza che il soggetto possa
rientrare nelle categorie a rischio in quanto immunodepresso.
L’aumento dei livelli di lgE sierici indica esclusivamente una condizione
di atopia, riscontrabile peraltro in una percentuale non irrilevante della
popolazione generale, che indica esclusivamente una generica
predisposizione a manifestazioni allergiche, che non necessariamente
compariranno e che non richiedono alcuna precauzione. È assolutamente
acclarato il ruolo sociale e il valore etico ed economico delle
vaccinazioni. Le vaccinazioni devono essere considerate come un
“intervento collettivo”, in quanto oltre a proteggere il singolo permettono
anche la protezione in collettività dei soggetti vulnerabili (ad es.,
immunodeficienti congeniti o immunodepressi, ecc.), permettendo in
buona sostanza il controllo della trasmissione delle malattie oggetto del
programma vaccinale. Il beneficio è dunque diretto, derivante dalla
vaccinazione stessa che immunizza totalmente o parzialmente la persona

vaccinata rispetto alle conseguenze di una patologia, e indiretto, in virtù
della creazione di una rete di sicurezza a favore dei soggetti non
vaccinati».
Se non si trattasse di un procedimento ex art. 333 c.c., in cui il
preminente interesse del minore attribuisce al giudice anche poteri
istruttori officiosi, dovrebbe concludersi che grava sulla madre, a fronte
del normale programma di vaccinazioni consigliato dalla pediatra di base,
dimostrare che nel caso specifico esistano controindicazioni al
programma medesimo. E dunque ogni indagine che il CTU abbia ritenuto
di disporre in funzione della risposta ai quesiti è da un lato riconducibile
ai poteri istruttori officiosi del giudice minorile, dall’altro rappresenta un
approfondimento tecnico delle questioni sollevate proprio dalla M.R.
La reclamante insiste su di una diversa interpretazione dei dati clinici e
una diversa opinione (argomentata nella relazione di CTP) sui rischi
legati alle vaccinazioni, «un’opinione individuale di singoli
professionisti» – così il CTU chiamato a chiarimenti (più ampie citazioni
nel decreto impugnato) – «non suffragata da alcuna evidenza scientifica»,
per costituire la quale, applicando le regole dell’Evidence Based
Medicine, «non è sufficiente un singolo lavoro sperimentale ma bensì un
considerevole numero di lavori scientifici rigorosi ed elaborati con la
metodologia della metanalisi».
La Corte, senza nulla togliere a teorie minoritarie e a lavori scientifici
sperimentali, ritiene più corretta la scelta conforme all’opinione
scientifica largamente dominante.
Peraltro, la stragrande maggioranza della giurisprudenza di merito che si
è occupata del disaccordo tra i genitori sulla somministrazione di vaccini
ha risolto la questione rimettendo la decisione al pediatra di base. Nel
nostro caso, la pediatra di D.S.M. ha preso netta posizione sulla
opportunità delle vaccinazioni e sulla inesistenza di alcun rischio rispetto
ai paventati disturbi neurologici.

E il Tribunale, al contrario di quanto possa apparire ad una lettura
superficiale del decreto, non ha imposto le vaccinazioni, ma ha
semplicemente lasciato al padre la decisione finale. Questi ha facoltà di
sottoporre il bambino alle vaccinazioni anche senza il consenso della
madre; così come, alla stregua del decreto in oggetto, ha facoltà di
rimandarle, ovvero di cambiare idea. Il decreto si limita ad affievolire la
responsabilità genitoriale della madre, lasciando quella del padre integra
e, limitatamente alla questione vaccini, esclusiva.

La decisione in rassegna interviene all’indomani dell’entrata in vigore
della legge 31 luglio 2017, n. 119, che ha convertito, con modificazioni,
il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in
materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie
relative alla somministrazione di farmaci.
Con tale importante provvedimento viene introdotto, per gli asili nido e le
scuole dell’infanzia, sia pubbliche che private, il divieto di iscrizione dei
bambini che non siano sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie. Per gli
altri gradi di istruzione l’immunità dalle dodici patologie interessate dalle
inoculazioni obbligatorie non costituisce requisito di accesso alla scuola,
ovvero agli esami, pur permanendo le sanzioni a carico degli esercenti la
potestà genitoriale.
In particolare, l’art. 1, comma 4 del d.l. 7 giugno 2017, n. 73 prevede che
“in caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale di cui al presente
articolo, i genitori esercenti la responsabilità genitoriale, i tutori o i
soggetti affidatari sono convocati dall’azienda sanitaria locale
territorialmente competente per un colloquio al fine di fornire ulteriori
informazioni sulle vaccinazioni e di sollecitarne l’effettuazione. In caso di
mancata effettuazione delle vaccinazioni di cui ai commi 1 e 1-bis, ai
genitori esercenti la responsabilità genitoriale, ai tutori o ai soggetti

affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, è comminata la
sanzione amministrativa pecuniaria da euro cento a euro cinquecento”.
In sede di conversione del decreto è stato soppresso il comma 5 dell’art.
1, in base al quale “Decorso il termine di cui al comma 4, l’azienda
sanitaria locale territorialmente competente provvede a segnalare
l’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica
presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di
competenza”.
La sentenza in rassegna merita di essere segnalata perché: – chiarisce
che la controversia sulla somministrazione o meno dei vaccini
ad un minore non dà luogo ad un semplice “disaccordo tra i genitori”, la
cui soluzione, ai sensi dell’art. 337 ter, 3° comma, c.c., sarebbe affidata
al tribunale ordinario, ma configura il rischio di un pregiudizio grave, che
giustifica la proposizione della domanda al Tribunale per i Minorenni dei
provvedimenti ex art. 333 c.c.; – si uniforma al prevalente orientamento
della giurisprudenza di merito che ha risolto le controversie tra i genitori
sulla somministrazione di vaccini rimettendo la decisione al pediatra di base;
– conferma la decisione del Tribunale per i Minorenni di affievolimento
della responsabilità genitoriale della madre che si era opposta alla
prosecuzione del trattamento vaccinale, adducendo – con argomentazioni
prive di validità scientifica – che questo era la causa delle problematiche
neurologiche del figlio.
ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi Trib. Roma Sez. I, Ord., 16.2.2017; App. Bologna, Sez. Lav.,
13.2.2015, n. 1767/2014
Difformi Trib. Rimini Sez. lavoro, Sent., 15.3.2012